La vera storia della chiesa grotta “Mater Christi” di Castellaneta

Dopo un’ accurata indagine di ricerca durata alcuni mesi, c’è stato un risvolto significativo nel ricondurre al loro nome originario e alla loro esatta collocazione due chiese rupestri in contrada Palma a Castellaneta, ben note a tutti ma erroneamente identificate finora;
l’una conosciuta come cripta sacra Mater Christi, l’altra del tutto inedita, ma strettamente collegata alla prima.
Galeotto fu lo studio del libro intitolato : “Le chiese rupestri di Castellaneta” di Padre Luigi Abatangelo (1892-1966) con introduzione, commenti, note e aggiornamenti di Roberto Caprara e Marcello Scalzo.
Nel testo infatti lo stesso solleva il dubbio che fosse realmente questa la Chiesa/grotta Mater Christi in quanto non sia sottostante all’attuale Chiesa Mater Christi ma bensì a circa 200mt da questa.
In effetti a confermare la tesi sposata anche dal team di ricerche dell’Ass. Cultura “Amici delle Gravine di Castellaneta” vi sono due indizi :
il primo è la leggenda, che narra di un miracoloso ritrovamento di un immagine della Madre di Gesù da parte di una devota donna a cui era apparsa e che a seguito del prodigio proprio sulla chiesa grotta venne costruito un edificio sacro dedicato alla Mater Christi a cui viene dato con tutta probabilità lo stesso titolo della cripta sacra sottostante.
Il secondo indizio lo abbiamo trovato in un raro testo di un padre domenicano Serafino Montorio del 1715, “lo zodiaco di Maria” nel quale descrive le chiese dedicate al culto Mariano che al suo tempo erano nel regno di Napoli e per nostra fortuna si sofferma anche alla nostra Chiesa Mater Christi. Dopo averci narrato della leggenda scrive: ” fu
aperta la grotta, e trovata, secondo i segni affermati la sacra effige, parve ad essi molto più conveniente staccarla da quel luogo umido e disastroso…” e ancora prosegue… ” segato dunque il muro e edificata la Chiesa vi fu collocata la benedetta immagine di Maria… “
Quindi si tratta del rinvenimento di un affresco che viene trovato in una grotta su cui viene edificata la Chiesa.
Dopo la fase di studio in collaborazione con la prof.ssa Maria Carla Cassone Storica locale e l’archeologa dott.ssa Antonella Cassano,ottenuta l’autorizzazione del rettore della Chiesa Don Giuseppe Ciaurro
è stata intrapresa l’attività esplorativa.
Trovato l’ingresso ben nascosto per questa grotta l’impatto visivo, ha dato subito ragione ai nostri sospetti, quel luogo nel tempo utilizzato come sepolcreto ha tutte le caratteristiche di una Chiesa rupestre.
Scavata nel banco roccioso appare avere infatti orientamento liturgico,al suo interno a navata unica è presente una grande nicchia scavata nel banco, presumibilmente l’altare inoltre, è presente una nicchia che
presenta tracce di affresco, si distingue il rosso e il celeste oltre ad una strana apertura proprio al centro che appare “segata”.
Qualcuno obiettera ‘ che una Chiesa cripta con questo nome esiste già, ma antichi documenti ce ne hanno rivelato il suo vero nome, pertanto non potrà più essere chiamata “Mater Christi ” ma “San Martino “.
Infatti nella “platea Colizzi”  è indicata proprio con questo nome e a conferma di tale tesi vi è Infatti sempre nel libro di Padre Abatangelo la descrizione tra i vari affreschi che riesce a cogliere anche quella di ” un probabile ricciolo di bacolo pastorale, cosa che farebbe supporre la raffigurazione di un Santo Vescovo”. (San Martino?).
Pertanto quando si ritenevano concluse le ricerche e chiuso il capitolo Mater Christi si sono aperti due nuovi scenari. Riproporre un nuovo studio alla luce di questa prestigiosa scoperta della Chiesa San Martino e la risposta questo grande enigma: che fine ha fatto l’affresco raffigurante la Madonna col Bambino e quando é stata
sostituita con la tela ora presente nel Palazzo vescovile e fatta passare per la sacra effige ritrovata in grotta?
Il mistero si infittisce, la ricerca continua e in serbo si prospettano altre sorprese.
Presto sul sito internet www.amicidellegravinedicastellaneta.it sarà pubblicata l’analisi completa con tutti i documenti citati e le relazioni tecnico descrittive dei singoli esperti.
Valorizzando il nostro passato possiamo creare il nostro futuro.

 

 

 

Associazione “Amici delle Gravine di Castellaneta ”

 

Foto: Giuliano Clemente